La rivoluzione IT genera benefici per l’Azienda

La rivoluzione IT, attraverso una gestione intelligente e consapevole delle nuove tecnologie, determina un miglioramento dei processi con conseguenti benefici per l’Azienda

Se fino a pochi anni fa c’era qualcuno che dubitava della penetrazione dei sistemi web nel mercato e nella vita di tutti i giorni, oggi non c’è più nessuno che dubiti della potenza innovativa di queste recenti tecnologie.

Gli anni di lavoro insieme ed i risultati raggiunti mi portano ad avviare una riflessione su ciò che abbiamo fatto per cercare di acquisire una piena consapevolezza sulla direzione intrapresa e su che cosa ci si debba attendere nel prossimo futuro.

Da quando siamo partiti i nostri sforzi si sono orientati ai processi di de-materializzazione convinti dei grandi vantaggi connessi al passaggio da carta a “digits” ovvero da un elemento concreto ad un’informazione tradotta in formato numerico e trattabile attraverso sistemi informatici.

Costi decisamente abbattuti e maggiore qualità nel trattamento delle informazioni sono stati i risultati raggiunti in brevissimo tempo da tutti coloro che hanno deciso di giocare questa partita, una vera e propria rivoluzione.

La rivoluzione è stata rafforzata dall’ingresso nell’economia generale di internet, un sistema che ci ha permesso di scambiare informazioni con rapidità, sicurezza, in tutto il mondo ed a costi decisamente bassi.

Se fino a pochi anni fa c’era qualcuno che dubitava della penetrazione dei sistemi web nel mercato e nella vita di tutti i giorni, oggi non c’è più nessuno che dubiti della potenza innovativa di queste recenti tecnologie.

Chi rimane ancorato ai sistemi tradizionali (fax, telefono, e-mail) non ha ancora affrontato l’innovazione del processo che accompagna quella digitale, non ha innovato di fatto il proprio modo di operare.

E’ certo, la storia ci insegna che ogni rivoluzione porta con sé aspetti positivi e aspetti negativi e solamente attraverso una gestione intelligente e consapevole delle nuove tecnologie si possono raggiungere i migliori risultati.

Pertanto dagli inizi del nostro percorso abbiamo cercato di comprendere anche le ricadute dei nostri progressi negli ambiti non strettamente economici e produttivi verificando con gli imprenditori quali conseguenze si stavano determinando nell’organizzazione del lavoro, nei comportamenti delle persone, nelle professionalità vecchie e nuove, nel sociale in senso più ampio.

Se dal lato tecnologie potevamo basarci su immediate certezze (minori costi, maggiore velocità, minori errori), dal lato organizzazione e personale ci siamo trovati di fronte a processi di cambiamento più vulnerabili che coinvolgevano imprenditori, capi, collaboratori, con personalità differenti e differenti visioni della società e della vita.

A distanza di alcuni anni non possiamo trarre conclusioni bensì avventurarci in alcune riflessioni supportati anche da macrofenomeni che stanno coinvolgendo l’intera economia.

In primo luogo l’avventura è agli inizi. Alcuni studiosi sostengono che l’economia digitale si trova attualmente allo stesso stadio in cui si trovava la Rivoluzione Industriale nei primi anni venti dell’Ottocento, ossia circa quarant’anni dopo la prima applicazione del motore a vapore di James Watt alla filatura del cotone.

Siamo appena salpati ma la rotta è tracciata, abbiamo porti meravigliosi da visitare; ci sono anche pericoli da affrontare che solo un’adeguata preparazione ci permetterà di superare.

Vorrei proporre due macroesempi di applicazione delle tecnologie digitali nell’erogazione di servizi che hanno trasformato il nostro modo di essere:

Amazon (la più grande libreria “virtuale”) con una evoluzione verso e-book

l’e-mail (o la posta elettronica).

La tecnologia continuerà ad evolversi a ritmi sempre più serrati e molti preannunciano il rischio di incappare in quello che viene definito “digital divide” cioè imprese, persone, organizzazioni che sapranno usare le nuove risorse e che continueranno a svilupparsi e altri che, “meno preparati” ad affrontare il cambiamento, non beneficeranno di questa quarta grande rivoluzione economica (economia agraria, economia industriale, economia finanziaria, economia digitale) e saranno, quindi, relegati al ruolo di “portatori d’acqua”.

Il nostro comparto è tra quelli che possono definirsi all’avanguardia anche se al nostro interno si possono evidenziare posizioni più o meno evolute.

Di sicuro Metel ed i suoi servizi alla filiera rappresentano un punto di riferimento nazionale e internazionale per quanto riguarda l’acquisizione e l’implementazione delle nuove tecnologie informatiche dedicate alla business collaboration.

Nell’economia digitale lo sviluppo di un singolo settore è condizionato in gran parte dal livello qualitativo del contesto che lo circonda.

Se, ad esempio, è indispensabile la conoscenza della lingua inglese e della navigazione internet per operare nelle organizzazioni digitalizzate, la scuola dovrebbe preparare i giovani con strumentazioni e formazione adeguati.

Ove ciò non venisse fatto, il singolo comparto o l’intero sistema paese potrebbe subire ritardi che diverrebbero sempre più incolmabili per quelle economie che non fossero in grado di adattarsi ai nuovi sistemi tecnologici.

Da queste brevi riflessioni sembra emergere che l’evoluzione digitale e l’evoluzione sociale siano strettamente correlate nel micro come nel macro.

L’impresa del comparto elettrico che non riuscirà ad affrontare il cambio di passo tecnologico e sociale tenderà a scivolare sino a subire costi impossibili per rimanere sul mercato.

Situazioni che vediamo ogni giorno creare problemi ai suoi dipendenti oltre che al titolare, così come lo stato che non dovesse affrontare questi temi nei tempi e con gli investimenti adeguati si potrà ritrovare un’economia insostenibile e una popolazione impreparata ed impaurita con tutte le conseguenze che stati d’animo e impossibilità di competere inducono.

Al Forum di Confindustria tenutosi in aprile la Commissaria Europea per l’agenda digitale, Neelie Kroes, ha ricordato che l’Italia si trova in una situazione di particolare arretratezza rispetto agli altri paesi Ue.

Ben il 41% degli adulti italiani, infatti, non ha mai usato internet, una percentuale doppia o tripla rispetto a Francia, Germania e Gran Bretagna, mentre il tasso di penetrazione della banda larga è di 10 punti inferiore a quello di questi paesi, pari a un effetto negativo sul pil dell’1-1,5%.

Se è vero, come abbiamo affermato, che le imprese del nostro comparto sono un passo avanti rispetto ad altre filiere dovremmo pensare ad accelerare l’innovazione di processo e l’adozione delle nuove tecnologie e contestualmente metterci a disposizione di scuole, enti, organizzazioni che ci sono vicine per aiutarle a far crescere le persone che domani prenderanno il nostro posto.

 

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